Il Papa in Irlanda, il mea culpa sulla pedofilia
Il Papa in Irlanda il mea culpa sulla pedofilia

Il Papa in Irlanda, il mea culpa sulla pedofilia: “La Chiesa ha fallito. Provo dolore e vergogna, la rabbia è giustificata”.

E pensare che c’è chi credeva che fosse un fenomeno limitato e transitorio, una di quelle questioni che si risolvono con qualche spostamento, un buffetto sulla guancia e una promessa a non farlo più.

Invece, col passare del tempo, il fenomeno della pedofilia da parte del clero è venuto fuori in tutta la sua pervasività, mostrando quanto fosse radicato, profondamente incistato nelle realtà dove non avrebbe mai dovuto essere per antonomasia, poiché deputate alla cura e alla tutela della persona umana, sin da piccola.

E invece s’è scoperto che in mezzo mondo il fenomeno della pedofilia operata dai preti, è stato, e forse in parte è ancora, una vera e propria piaga sociale. Profittando delle persone più deboli, bambini e a volte anche portatori di handicap, i ministri di culto hanno abusato della propria autorità, del proprio potere di essere mediatori con Dio, per compiere il crimine efferato della pedofilia.

C’è voluta la costanza, la caparbietà e l’intelligenza di questo Papa per portare alla luce tutto il male che è stato fatto. Dal Nord America all’Asia, dall’Africa al Nord Europa, un vero e proprio sistema tollerato dalle gerarchie ecclesiastiche, le quali, quando non complici, hanno coperto certi scandali. Come? Con il sistema del silenzio e con quello delle rimozioni.

Allorché scoperto, un tal prete veniva spostato da una parrocchia a un’altra. Il problema era che, spesso, questo prete continuava a fare ciò che non doveva fare pure nella nuova parrocchia. Moti sapevano, forse anche la gente, ma altrettanti stavano zitti. Fino a quando qualcuno non ce l’ha fatta più e ha cominciato a denunciare. Il resto lo conosciamo tutti, fino ad arrivare ai giorni nostri, con Papa Bergoglio che chiede perdono per il male devastante operato da una parte non trascurabile della propria Chiesa.

E allora lo stesso Papa Francesco ha deciso di muoversi in prima persona, andando in Irlanda, patria di questi scandali, dove lo stesso Bergoglio era stato circa 35 anni prima per imparare la lingua inglese. Il Papa è arrivato in Irlanda in occasione del IX incontro mondiale delle famiglie, atteso da decine di migliaia di persone al Croke Park Stadium di Dublino.

Arrivato in Irlanda, Francesco è stato accolto dal Premier Leo Varadkar, nel Castello di Dublino. Qui Bergoglio ha detto senza mezzi termini: “Il fallimento delle autorità ecclesiastiche (Vescovi, Superiori, religiosi e altri) nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti, ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenze di vergogna per la società cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti. Bisogna eliminare questo flagello nella Chiesa, a qualsiasi costo, morale e di sofferenza”.

Poi Bergoglio ha proseguito ribadendo l’importanza che sia dato: “un incentivo agli sforzi delle autorità ecclesiali per rimediare agli errori passati e adottare norme stringenti volte ad assicurare che non accadano di nuovo”.

E poi ancora: “Bisogna eliminare questo flagello nella Chiesa. Non posso che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi su minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli e educarli. I bimbi sono un dono prezioso di Dio da custodire, incoraggiare perché sviluppi i suoi doni e condurre alla maturità spirituale e alla pienezza umana”.

Papa Francesco è intervenuto, sia pur brevemente, anche sullo scottante tema dell’immigrazione, parlandone in termini generali ma ugualmente importanti: “Forse la sfida che più provoca le nostre coscienze in questi tempi è la massiccia sfida migratoria, che non è destinata a scomparire e la cui soluzione esige saggezza, ampiezza di vedute e una preoccupazione umanitaria che vada ben di là di decisioni politiche a breve termine”.

Un Papa che, dopo un periodo di silenzio abbastanza prolungato, sembra di nuovo essere sceso in campo per dire la sua sui temi che ha più a cuore.

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